Sentì lo stomaco incartocciarsi improvvisamente, come un foglio di carta si ripiega su sé stesso mentre brucia. Il fumo denso soffocarle la gola, incresparsi nell'aere cupo. E quell'anormale sgretolamento interiore, di chi emozioni ne ha già provate ma mai vissute.
Piromane. Il velo bianco a coprirle la bionda chioma non faceva di lei una santa. Attraverso quella pura trasparenza da sposa si nascondeva la pesantezza delle crudeli atrocità compiute in pochi, ma sufficienti, anni di vita. Giunse le mani, in guisa di preghiera, per dare sfondo di un insignificante requiem alla tragedia che si era consumata dentro e fuori la locanda in cui aveva sostato.
Il fuoco ardeva in tutta la sua incandescenza, risaliva per rinchiudere l'edificio in un gorgo abissale, ne avvolgeva ogni centimetro, lo inceneriva con ferocia - s'oserebbe dire - satanica. La violenza con cui le fiamme, distribuite disordinatamente per le finestre, divoravano come molteplici bocche il palazzo, era paragonabile alla veemenza dei leoni che si scagliano sulla loro inerme preda.
« Odio il cartongesso. »
Sibilò la strega, arricciando le labbra in un mefistofelico sorriso. Sollevò fluidamente il braccio destro di fronte al viso, con una signorilità quasi studiata, e concentrò le sue attenzioni visive sui tre fiammiferi che premeva fra il pollice e l'indice e il medio uniti: intatti, conservavano il loro candore ligneo con una delicata macchia di sangue sulle punte.
Mosse il polso alla sua destra, aprendo le dita a ventaglio sul panorama cremisi, e lanciò nella stessa direzione quei minuscoli ramoscelli intagliati, affinché alimentassero l'incendio con la loro insulsa forma: la cremazione dei corpi strepitanti, inebriati dall'oscuro miasma, aveva lasciato troppi segni, l'odore della carne bruciata per esempio.
Nulla di trascendente, se non l'oscurità raggrumata nella sua anima.














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